Inchiesta urbanistica a Milano, la Cassazione respinge il ricorso dei pm: confermate le decisioni del Riesame. Gli indagati restano liberi

Inchiesta urbanistica a Milano, la Cassazione respinge il ricorso dei pm: confermate le decisioni del Riesame. Gli indagati restano liberi.

Milano, 13 novembre 2025 – Nuova battuta d’arresto per l’inchiesta urbanistica della Procura di Milano che da mesi scuote la città e il settore edilizio. La Corte di Cassazione ha infatti respinto il ricorso presentato dai pubblici ministeri e confermato le decisioni del Tribunale del Riesame, che lo scorso agosto aveva annullato le ordinanze di custodia cautelare e le misure interdittive nei confronti di ex amministratori, architetti e costruttori coinvolti nel presunto sistema di corruzione legato alla gestione urbanistica milanese.

Gli indagati — tra cui l’ex assessore all’Urbanistica e Rigenerazione urbana Giancarlo Tancredi, l’ex presidente della Commissione Paesaggio Giuseppe Marinoni, il manager Federico Pella, il costruttore Manfredi Catella (AD di Coima), l’architetto Alessandro Scandurra e Andrea Bezziccheri, fondatore di Bluestone — restano tutti in libertà.

La Cassazione boccia il ricorso della Procura

La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dei pm, ribadendo quanto già stabilito dal Riesame: non sussistono gravi indizi di colpevolezza tali da giustificare misure restrittive.
I giudici hanno inoltre accolto i ricorsi presentati dalle difese degli indagati, cancellando ogni misura cautelare e interdittiva ancora in essere.

L’inchiesta, avviata dalla Procura di Milano e condotta dalla Guardia di Finanza, ipotizzava un sistema di favori, scambi e indebite pressioni tra funzionari pubblici, architetti e imprenditori immobiliari. Il caso aveva portato, nel corso dell’estate, al blocco di numerosi cantieri e al sequestro di immobili per presunte irregolarità urbanistiche e corruttive.

Le decisioni del Riesame confermate

Già ad agosto, il Tribunale del Riesame aveva ridimensionato in modo significativo l’impianto accusatorio, ritenendo non provate le ipotesi di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e riqualificando alcuni reati in corruzione impropria con vendita della funzione pubblica.
Ora la Cassazione va oltre, azzerando completamente le misure cautelari e accogliendo le tesi delle difese.

Sarà tuttavia necessario attendere le motivazioni della sentenza, attese nelle prossime settimane, per capire se la decisione della Corte sia fondata su una diversa lettura dell’impianto accusatorio o sull’assenza di esigenze cautelari.

Gli indagati: da Tancredi a Catella, misure revocate

Tra i principali nomi coinvolti figurano:

  • Giancarlo Tancredi, ex assessore comunale alla Rigenerazione urbana;
  • Giuseppe Marinoni, ex presidente della Commissione Paesaggio del Comune di Milano;
  • Federico Pella, manager e architetto;
  • Manfredi Catella, amministratore delegato di Coima;
  • Alessandro Scandurra, membro della Commissione Paesaggio;
  • Andrea Bezziccheri, fondatore di Bluestone.

Quest’ultimo era stato l’unico inizialmente sottoposto a custodia cautelare in carcere, provvedimento ora definitivamente revocato.

La Cassazione ha inoltre evidenziato che, per i casi di Tancredi, Marinoni e Pella, non risulta condivisa neppure la ricostruzione del Riesame, che aveva comunque mantenuto un profilo di corruzione impropria. Un’ulteriore conferma della debolezza del quadro probatorio delineato finora.

Sala: “Serve un dialogo vero con la Procura”

Dopo la decisione della Suprema Corte, è intervenuto il sindaco di Milano, Beppe Sala, che ha invitato a una riflessione più ampia sulla vicenda e sulle sue conseguenze per la città:

“La Cassazione smentisce l’orientamento della Procura. Purtroppo, quello che vedo è che la Procura continua ad andare avanti senza tener conto del fatto che il sistema giudicante non accoglie la sua linea. Serve un dialogo vero, altrimenti Milano rischia di rimanere bloccata”.

Sala ha sottolineato la necessità di riaprire il confronto con la magistratura per evitare il protrarsi dello stallo che coinvolge centinaia di cittadini in attesa di accedere a immobili ancora sotto sequestro.

“Serve una legge nazionale sull’urbanistica”

Il primo cittadino ha poi allargato il ragionamento, evidenziando l’urgenza di una riforma legislativa nazionale:

“È difficile dire come finirà il caso, ma la legge madre risale al 1942. È chiaro che bisogna lavorarci: serve un intervento del Parlamento. Il cosiddetto ‘Salva-Milano’ è morto, ma resta la necessità di una legge quadro per evitare che situazioni simili si ripetano in altre città. Bologna, ad esempio, sta già vivendo una problematica analoga”.

Le parole del sindaco riflettono la preoccupazione diffusa nel mondo delle imprese e tra i cittadini per l’incertezza normativa e procedurale che sta paralizzando una parte consistente dell’edilizia lombarda.

Un’inchiesta ancora aperta

Nonostante la bocciatura della Cassazione, l’indagine milanese sull’urbanistica non è chiusa.
I magistrati dovranno ora raccogliere nuovi elementi di prova per consolidare le ipotesi di reato, mentre la Guardia di Finanza prosegue le verifiche su atti amministrativi, gare e concessioni edilizie.

Nel frattempo, in città, restano sotto sequestro numerosi cantieri e immobili acquistati da cittadini in buona fede, mentre cresce la pressione politica e sociale per una soluzione che sblocchi la situazione senza compromettere i principi di legalità e trasparenza.

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