Dazi USA, ministro Giorgetti: “No ai controdazi. Serve prudenza”

Dazi USA, ministro Giorgetti: “No ai controdazi. Serve prudenza”

Il ministro dell’Economia interviene al Forum Ambrosetti

In un contesto economico internazionale segnato dalla crescente tensione commerciale tra Stati Uniti ed Europa, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha lanciato un appello alla prudenza e al pragmatismo, intervenendo al prestigioso Forum Ambrosetti di Cernobbio. Di fronte ai nuovi dazi imposti dall’amministrazione Trump, Giorgetti ha ribadito l’importanza di evitare una risposta impulsiva, puntando invece su una strategia di de-escalationa livello europeo.

Dazi USA: no alla corsa ai controdazi

«Il governo italiano deve mantenere sangue freddo – ha esordito Giorgetti – ed evitare politiche di controdazi che potrebbero rivelarsi dannose, soprattutto per il nostro Paese». Per il ministro, è fondamentale comprendere che le nuove tariffe americane non nascono da logiche geopolitiche, ma da una visione puramente commerciale e utilitaristica. «Quella di Trump è una politica di puro business – ha spiegato – che non fa distinzioni ideologiche: governi socialisti e comunisti sono stati trattati meglio di democrazie liberali consolidate».

La posizione italiana è quindi chiara: evitare escalation e panico, anche perché – come ha sottolineato – «le Borse agiscono con logiche spesso irrazionali» e non devono dettare le scelte politiche.

Sospendere il Patto di Stabilità per aiutare le imprese

Uno dei punti centrali dell’intervento di Giorgetti è stato l’annuncio di una “provocazione” istituzionale, ovvero la proposta di sospendere temporaneamente il Patto di Stabilità europeo, come avvenne durante la pandemia da Covid-19. L’obiettivo è liberare risorse per supportare i settori produttivi italiani più colpiti dalla guerra commerciale in atto.

«Se gli aiuti alle imprese devono gravare sul bilancio statale, allora le regole Ue devono permetterlo», ha dichiarato. Giorgetti ha richiamato due articoli fondamentali della nuova governance economica europea: il 25, che consente deviazioni in caso di gravi crisi economiche, e il 26, che prevede clausole straordinarie, come quelle per le spese militari.

Tuttavia, ha sottolineato che non si tratta di un nuovo “liberi tutti” come nel 2020. L’approccio italiano resta «prudente e realista», viste le ridotte capacità di spesa e il vincolo rappresentato dal debito pubblico.

Il rischio di un’Europa divisa

Secondo Giorgetti, uno dei rischi più concreti è la nascita di un’Europa a due velocità, dove i Paesi con finanze più solide, come la Germania, possono intervenire con manovre straordinarie, mentre quelli con margini limitati – come l’Italia – rischiano di restare indietro. Il ministro ha evidenziato come Berlino abbia già avviato un massiccio piano di spese straordinarie in armi e infrastrutture, confermando questo squilibrio.

Resilienza italiana e transizione globale

Giorgetti ha voluto anche riconoscere la capacità di adattamento del tessuto imprenditoriale italiano: «L’Italia è fatta da imprenditori svegli, reattivi e resilienti. Lo abbiamo visto durante la pandemia, e confidiamo che si ripeterà anche in questa fase». Ha inoltre ribadito che l’Italia non deve affrontare da sola questa sfida, ma portare i propri interessi in Europa, ricordando che la politica commerciale è di competenza comunitaria.

Sul piano più ampio, Giorgetti ha descritto il momento attuale come un cambiamento epocale: «Siamo di fronte alla crisi della globalizzazione. Per anni abbiamo ignorato le conseguenze economiche e sociali del libero scambio. Ora il protezionismo è tornato e non possiamo più far finta di niente».

Il giudizio di Fitch: segnali positivi, ma attenzione al debito

A margine del suo intervento, il ministro ha anche commentato il recente rating emesso da Fitch, che conferma il giudizio BBB sull’Italia, con outlook positivo. Un riconoscimento che, secondo Giorgetti, testimonia la solidità dell’azione di governo, nonostante i limiti strutturali del Paese.

Il report dell’agenzia americana evidenzia una riduzione del rapporto deficit/Pil (3,4% nel 2024), un avanzo primario dello 0,4% e una discesa del debito verso i livelli pre-pandemici (135,3% del Pil). «Il debito è un vincolo reale – ha concluso Giorgetti – e dobbiamo tenerne conto in ogni decisione politica ed economica. Ma possiamo e dobbiamo difendere la nostra credibilità con realismo».

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